“Salvatico è quel che si salva.”
Leonardo da Vinci

 

ENKIDU

 

Andrée Bella
Radicare la psiche: movimenti verso un immaginario mito-po(i)etico della terra

Spesso all’idea di radicamento si associa la stasi e la fissità, al contrario il movimento sotterraneo e coraggioso delle radici delle piante, e la stessa probabile derivazione etimologica del termine greco che designa la radice, richiama il rischio. In questo intervento proverò a mettere in gioco un tentativo radicale ed inconsueto di ripensare alla psiche come soffio, respiro del mondo che ci attraversa e ci rende pericolosamente vivi; parti fragili e misteriose della struttura che connette le foreste di sequoie e i consigli umani. Attingendo a frammenti poetici, racconti mitici, passi filosofici, esperienze cliniche ed autobiografiche, vorrei tentare di fare luce sul corpo della terra che noi stessi siamo. Guadare al cielo stellato e al succedersi delle stagioni che compongono la nostra anima, troppo spesso rinchiusa nelle gabbie dello zoo di saperi rigorosamente astratti rimasti separati dalla vita. Tanto più siamo autenticamente noi stessi a volte, quanto più ci liberiamo da ciò che sappiamo di noi per camminare sul bagnasciuga, contemplando la risacca, accogliendo e lasciando andare assieme alle onde, il mare, gli amori, la vita.

Francesco Benozzo
Necessità vegetale e poetica dell’invettiva

Allo stesso modo in cui le società a comunicazione orale non sono società senza scrittura, ma società anti-scrittura, pre-scrittura, alternative alla scrittura, e non corrotte dalla scrittura; allo stesso modo in cui le società pre-stratificate non erano società senza stato, ma società anti-stato, pre-stato, alternative allo stato e non corrotte dallo stato; così il poeta, in quanto Homo poeta, cioè stadio evolutivo precedente e necessario a Homo loquens, non è un individuo senza patria, senza paradigmi e senza uomini simili a lui, ma un individuo anti-patria, anti-paradigmi e anti-uomini simili a lui, alternativo alla patria, alternativo ai paradigmi e alternativo ai suoi simili, e in definitiva un individuo non corrotto dalla patria, non  corrotto dai paradigmi e non corrotto dai suoi simili. Ogni sogno è stato prima un sogno geologico, ogni rivolta è stata prima una rivolta vegetale, ogni vera libertà si fa beffe della libertà umana.

Adriana Bonavia
Meditazioni dentro un platano

“Meditare dentro un platano”  non è un libro di istruzioni,  ma il racconto del dialogo interiore intessuto da un essere umano con1 un grande albero, un platano come ce ne sono tanti nei viali cittadini. Può sembrare che gli alberi non parlino, ma chi li avvicina con cuore e mente aperti, disposto ad ascoltarne i suoni lievi, a riconoscerne i mutamenti, a farsi partecipe dei loro ritmi, del loro anelito alla fecondazione e riproduzione, ne trae  insperatamente sostegno,  conforto, consiglio, perfino ispirazione. Non ce ne sorprendiamo se è vero, come sostiene il paradigma Pleistocene, che noi siamo  memoria genetica e incarnazione attuale dell’uomo del Paleolitico, che i nostri gesti e i nostri processi cognitivi sono abitati dai suoi. Certo quell’uomo temeva e sfidava la natura, ma la sentiva Madre, e nei suoi confronti nutriva un senso filiale di rispetto, reverenza, amore, sentimenti oggi poco coltivati. C’è un immenso bisogno di tornare a questa relazione di alleanza sacra con la Terra. Se provassimo a contemplare un albero, un ruscello o un  passerotto, a meditare insieme ad essi, forse riconosceremmo l’unità che ci lega a tutto il vivente, scopriremmo che - come affermano le religioni e da un secolo la fisica quantistica
- noi tutti e tutte le cose siamo proiezioni di un’unica totalità. 

Raffaella Colombo
INCENDIAMI I PENSIERI Fra Architetture Vive e Paesaggi umani

Ti riconsegno la potenza del fuoco,  ma incendiami i pensieri.
Attivami nuovi sguardi e  rendimi i lapilli a piccoli frammenti d’idee. Frammenti
piccoli e potenti, innocui o pericolosi come nuove espressioni di desideri umani. Frammenti di temporanei  paesaggi interiori, di naturalità, di passioni. Minute
schegge incandescenti che possono ferire o far gioire la vita. Vorrei che tu sentissi le Architetture Vive come una Fonderia umana di desideri accesi. Vorrei parlarti di luoghi senza fretta, di pause nel  Paesaggio umano, individuale e collettivo. Un paesaggio primario, ancestrale e indomito che fuoriesce dall’uomo per forza naturale, intrinseca ed imprevedibile poiché il paesaggio corrisponde ad un’interiorità e  vive nell’uomo, nella sua cultura, nel sensibile, nel suo sguardo verso l’esterno, nelle relazioni  che instaura al di fuori di sé a cui attribuisce specifici significati. Un’interiorità, senza la quale l’esteriorità non esisterebbe.
Ti inviterei a sostare fra relazioni umane dove il paesaggio è vivo,  denso, pulsante,
fra uomini-paesaggio, trasportatori di segni in ricongiunzione fra significanti e significati. Architetture umane alla ricerca della propria naturalità per corrispondenze temporanee e fugaci fra il proprio potenziale invisibile e la realtà percepibile. Fra uomini  erranti che si librano fra deserti, selve,  lande, tundre, ghiacciai, per
sentimenti controversi: selvaggi nelle ribellioni o meditativi e solitari, calmi e
rilassati, passionali ed irruenti. E fra errori nell’incedere ti chiederei di accogliere l’inatteso e di esplorare nuove geografie di luoghi umani per trattenere memoria del calore di quel fuoco senza tempo…

Daniela Delvecchio
Natura al tempo delle macerie  (riflessioni e appunti di confine 1)

Percorrendo l’avventura umana emerge una costante: la perenne oscillazione tra stanzialità e nomadismo che rinnova e mantiene vivo il legame con uno strato originario profondo e ne rivendica anche i suoi luoghi mitici riflettendosi nell’inestinguibile intreccio tra l’addomesticamento e l’incolto, la foresta, in ultimo il desiderio di un rapporto con la totalità della natura ma che richiama anche gli abissi del se’ e della memoria.      
In questo sfondo riemerge il nodo complesso dell’epopea di Enkidu e Gilgamesh, il loro legame  quale eredità di un’espressione seminomade.
La forza indomabile della propensione umana al movimento, spesso relegata alla marginalità, conformata alla necessità o prodotto dello scarto, paradossalmente esplode però proprio nel nostro tempo affrancato dai bisogni dettati dalla sopravvivenza, manifestandosi quindi in una forma liberata, priva di mediazioni ed in un rapporto più diretto con la Terra come da lungo tempo non si verificava: siamo di nuovo nomadi.
Ma quale è oggi il nostro contesto di vita? E: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?
Sulla vasta impronta inflazionistica dell’urbanesimo che in breve tempo abbiamo tracciato sulla terra, si va delineando un’inversione di tendenza: una forte contrazione della presenza umana o del suo controllo è destinata a rafforzarsi presentando sempre più frequentemente paesaggi dell’abbandono ovunque e senza regole.   Come l’abbandono di un guscio, l’uomo lascia il proprio sistema di riferimento.
 E’ qui che la costruzione prodotta dall’uomo, una sorta di incarnazione del tempo, si presenta a noi al suo trapasso.  Un momento doloroso della perdita prima di essere ‘riassorbita’ dalla natura in una irreversibile metamorfosi moderna privata dello status di rovina. 
Ma siamo tempo e natura e in questo luogo dobbiamo ricercare: memoria, intelligenza, immaginazione dovranno tracciare la prospettiva per l’uomo nomade.

 


 

 

Valentina Meloni.
Haiku. La poesia, la natura, gli alberi.

Scrittura tra Oriente e Occidente: due diverse visioni di concepire la poesia, un percorso che trova il suo punto d’incontro nell’epicentro accomunante del qui e ora. Haiku come forma espressiva di rivelazione: la rifrazione del mondo in atomi di accadimenti. La forza espressiva dell’essenziale che desidera avvicinare e rendere manifesta la forza vitale che scorre in ogni organismo vivente e permea tutto l’universo. Una poesia che pone al centro della sua tensione non più il poeta, non più l’uomo, non l’io lirico ma la manifestazione di una energia primordiale che si esprime in piccoli lampi attraverso il linguaggio puro dell’esistenza, attraverso il riconoscimento di quel mistero, di quella bellezza indecifrabile, selvaggia, libera, non addomesticabile, che muove il mondo. Il Ki si rivela attraverso la forma perfetta e concisa di poche sillabe, lo Haijin è puro strumento, lo Haiku invisibile memoria lirica del mistero assoluto che si esprime, mai statico, in un presente continuo attraverso lo spazio e il tempo.


Giuseppe Petruzzellis
Luigi Lineri e La Ricerca

Luigi Lineri è un anziano artista che ha trascorso 52 anni della sua esistenza a raccogliere e classificare pietre, trasformando nel tempo la sua casa contadina in una gigantesca installazione (La Ricerca). I suoi sassi rivelano forme, figure, simboli ancestrali, rappresentazioni di archetipi primordiali. Sono le parole con cui scrive un poema che evoca interrogativi universali, metafora di una ricerca propria del percorso umano. Partendo dagli strumenti preistorici in selce, le pietre di Lineri narrano di un'evoluzione concettuale che ha innescato la nascita di mito, arte, linguaggio e tecnologia. Una trama millenaria che ci lega indissolubilmente ai nostri antenati e agli elementi naturali. Da circa un anno a questa parte sono in corso le riprese di quello che diventerà un film documentario su questa storia. Ad illustrare il work in progress di questo progetto saranno l'autore Giuseppe Petruzzellis e la produttrice Lisa Fierro. Presenteranno in anteprima alcuni assaggi del film: un trailer inedito ed una videoinstallazione di 20 minuti.

Mirco Tugnoli
Nella bellezza io ritorno

Dieci racconti visionari ambientati fra le meraviglie del «Giardino che non c’è», alla ricerca della «Visione Globale». Non importa cosa essa sia. In fondo lo scopo di una ricerca non è tanto trovare quanto desiderato, piuttosto la persona che si diventa cercando. Ma cosa hanno in comune un albero che suona la musica country e l’ultima catalpa? Waylon, l’autore del giardino più bello del mondo e Toby, l’ideatore del giardino in cui si realizzano i sogni? Daphne, fisiologa esperta di alberi monumentali e Flora, singolare studentessa che vuole diventare regista teatrale? Semplice! Fanno tutti parte del magico mondo del “Giardino che non c’è”. Ma, soprattutto, possiedono tutti un dono di valore inestimabile: la bellezza.
Nove brevi racconti trovano giustificazione e coronamento in un fantasioso romanzo finale. Un invito ad imparare a leggere ciò che non è immediatamente visibile e a cogliere il racconto magico che la natura e ogni pianta consegnano a chi sa andare oltre alle semplici evidenze.

Mariadonata Villa
Dai luoghi profondi

Dagli swamps georgiani dei racconti di James Kilgo, al bush dell’Australia di Les Murray, luoghi di un’alterità irriducibile, alla ricerca di cortocircuiti poetici in aperta sfida a quella che George Steiner ha definito “la città secondaria” della scrittura.

Eduardo Zarelli
La natura ama nascondersi

Qual è il soggetto dell’aforisma di Eraclito «La natura ama nascondersi»? All’incirca nell’anno 500 a.C, uno dei più profondi pensatori greci depose il libro in cui aveva raccolto tutto il suo sapere a Efeso, nel tempio di Artemide: la dea dei boschi, della selvaggina, personificazione della "Luna crescente", successivamente identificata con Iside, che con il suo “velo” tutela il segreto della Natura e il mistero dell’Essere. Chi è il soggetto di cui viene detto che «abitualmente si nasconde»? Forma e dominio della natura in rapporto alla cultura determinano la civiltà dell'Essere o il determinismo della civilizzazione. Evoluzione come manifestazione e funzione oppure caso, necessità, artificio e decadenza?