PROGRAMMA - PEOPLE

 

 

ENKIDU vuole esplorare il rapporto profondo che esiste tra umani e mondo vegetale, in particolare alberi, boschi, foreste, attraverso un festival dedicato di tre giorni. La Wilderness e la selvatichezza sono la punta nella riflessione sull'ambiente e sui nostri modi di abitarlo. È arrivato il momento, specialmente in Italia, di dare a questa riflessione uno spazio adeguato, attraverso una formula capace di raggiungere per la prima volta ogni tipo di pubblico. Da sempre l'uomo racconta storie, da sempre si confronta con il proprio lato selvatico. ENKIDU è il primo festival di scrittura selvatica.  

ENKIDU compare nella prima narrazione scritta, l’Epopea di Gilgamesh (2600 a.C.), è il primo uomo selvatico della scrittura.

La dea Aruru lavò le sue mani,
prese un grumo di argilla, lo gettò nella piana.
Nella piana lei creò Enkidu, l’eroe,
creatura del silenzio, reso forte da Ninurta.
Tutto il suo corpo è coperto di peli,
la chioma fluente come quella di una donna,
i capelli del suo capo crescono come orzo.
Ma non conosce né la gente né il Paese;
egli è vestito come Sumuqan.
Con le gazzelle egli bruca l’erba,
con il bestiame beve nelle pozze d'acqua,
con le bestie selvagge si disseta d'acqua.

Il selvaggio Enkidu fu civilizzato da una donna, che giacque con lui e gli diede da mangiare il pane. Figura dell’ultimo uomo del Paleolitico in un mondo Neolitico, aiuterà Gilgamesh a uccidere il mostro Humbaba e a distruggere la foresta di cedri. Per questo morirà, per aver tagliato il suo legame con il mondo selvatico.

La rinascita dell’interesse verso il verde e la natura ha radici che affondano nella storia della nostra specie. Homo sapiens è comparso circa 200.000 anni fa e ha vissuto, come ogni altro essere vivente, in unione simbiotica con quello che definiamo natura. Ogni nostro gesto, azione, parola, pensiero, era in risonanza e in connessione con il resto dell’ecosistema. E il nostro ecosistema materiale e mentale, per decine di migliaia di anni, è stato formato esclusivamente da rocce, acque, praterie, alberi, foreste, fino alla nostra sedentarizzazione, avvenuta meno di 10.000 anni fa. Un periodo irrisorio, se confrontato con il tempo che abbiamo passato fuori, all’aperto, in movimento. Siamo fatti per star fuori e per muoverci. Siamo chi eravamo. Il nostro cervello si è modellato sulle strategie di caccia e raccolta necessarie per la vita nei paesaggi del Pleistocene. È questo il senso del tema che vuole sviluppare ENKIDU. Quello che si cerca è un modo di sentire, un modo di essere che ha nel rapporto con le piante un nucleo generatore.

ENKIDU vuole approfondire quanto hanno scritto gli autori del libro Paleolithic Turn (2015):
Tra civiltà e apocalisse, tra decadenza e progresso, c’è un’isola-che-non-c’è, un “prima” e un “dopo” che spaventa o che inspiegabilmente attrae. Gli storici lo chiamano Preistoria, gli ambientalisti Wilderness, i filosofi Utopia, ma più che uno spazio nel tempo o un tempo nello spazio è un modo di vedere il mondo per intuizioni, per lampeggiamenti, un sistema incoerente di visioni e d’idee che aiuta a pensare l’adesso-qui. Questo “Paradigma Pleistocene”, da Giordano Bruno a Paul Shepard, da Lascaux a Keith Haring, attraversa in modo trasversale il pensiero scientifico, filosofico, religioso, emerge nell’arte e nelle abitudini alimentari, e si riassume in un’idea indimostrabile: noi siamo chi eravamo, fatti per muoverci e per stare fuori, siamo memoria genetica e incarnazione attuale dell’uomo del Paleolitico, i nostri gesti, i nostri processi cognitivi sono abitati dai suoi. Mobilità, leggerezza, manualità, ricerca dell’essenziale, materiali primari, comunità, racconto: le tracce di questa presenza visionaria nella cultura ufficiale sono ovunque, sono positive, sono necessarie, per sopravvivere al bordo di ogni mappa, per immaginare qualcosa al di là del muro. 

ENKIDU si propone di riunire autori, editori, ricercatori interessati al rapporto tra uomo e piante, in un fecondo scambio fra discipline diverse unite dalla passione per il racconto e la letteratura.

 

ENKIDU
F e s t i v a l   d i   S c r i t t u r a   S e l v a t i c a

Quando - 27, 28, 29 maggio 2016
Dove - Mediateca di San Lazzaro, via Caselle 22, San Lazzaro di Savena, Bologna / Museo della Preistoria Luigi Donini, via Fratelli Canova 49, San Lazzaro di Savena, Bologna
Organizzazione - Nemeton Magazine, Associazione Parco Museale della Val di Zena
In collaborazione con - Comune di San Lazzaro di Savena, Museo della Preistoria Luigi Donini, libreria Mu-Nari
Con l’adesione di AIAPP, Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, Sezione Triveneto Emilia Romagna
Comitato scientifico - Maurizio Corrado, Matteo Meschiari, Ornella Mastrobuoni, Laura Brignoli, Laura Pirovano

Partner culturali
Ponte alle Grazie, Milano
Pleistocity Press, Bologna
Quarto Paesaggio, Milano
Linaria, Roma
Intrecci Edizioni, Roma
Fausto Lupetti Editore, Milano
Arianna Editrice, Bologna
Gruppo Macroedizioni, Cesena
Area 51, Bologna
PersoneDiParolaIsolaEditrice, Torino


www.facebook.com/enkidufestival/

 

 

 



   

Il lato selvatico, da Gary Snyder a Cormac McCarthy, da Paul Shepard a John Zerzan, non è identificabile con un ritorno allo stato di natura. Questo ritorno per certi versi è impossibile e l'idea di natura, se ha ancora un senso, deve sganciarsi da categorie occidentali e antropocentriche. Il selvatico, la wilderness, parlano invece di un'alterità irriducibile, non perimetrabile, non addomesticabile, una specie di terreno non-umano che mette in crisi genere, specie e identità. Come si confrontano gli scrittori più recenti con questo grumo che non è "natura", "paesaggio" o "ecosistema"? Come danno forza di parola a ciò che non parla la lingua dell'uomo? Come intercettano urgenze ambientali, etiche, artistiche ispirate dal selvatico? Quali racconti, quali modi di narrare sono generati dal contatto con la wilderness?

Con
Andrée Bella
Francesco Benozzo
Adriana Bonavia
Raffaella Colombo
Daniela Delvecchio
Andrea Facchi
Lisa Fierro
Fabio Fornasari
Gaetano Fracassio
Francesco Gori
Katia Kuo
Anna Lambertini,
Valentina Meloni
Anna Letizia Monti
Marco Nieri
Giuseppe Petruzzellis
Letizia Rostagno
William Strali
Mirco Tugnoli
Maria Donata Villa
Wanderlust, Antar Corrado, Daniele Di Somma
Lorenza Zambon
Eduardo Zarelli

Progetto di
Maurizio Corrado
Matteo Meschiari

In collaborazione con
Onella Mastrobuoni
Massimo Paganini

Staff operativo
Sakina Bezzaz
Anastasia Pashkovskaia

Libri
Lorenza Zambon, Lezioni di giardinaggio planetario, Ponte alle Grazie, Milano, 2014
Duccio Demetrio, Green autobiography, Booksalad, Anghiari, 2015
Gaetano Fracassio, Erbario di Frate Cassio, DeArte, 2016
Serena Porrati, Complicità con la terra, Linaria, Roma, 2016
Adriana Bonavia, Meditare dentro un platano. Ritrovare se stessi nella contemplazione della Natura. Ponte alle Grazie, 2016
Matteo Meschiari, Tre montagne, Fusta, 2016
Anna Lambertini, Urban beauty, Compositori, Bologna, 2014
Andrée Bella, Socrate in giardino, Ponte alle Grazie, Milano, 2014
Maurizio Corrado, Amori possibili, Intrecci, Roma, 2016
Maria Donata Villa, L’assedio, Raffaelli, 2012
Francesco Benozzo, Onirico geologico, Ferrara, Edizioni Kolibris, 2014
Raffaella Colombo, Paesaggi di fuoco, Maggioli, 2014
Valentina Meloni, Nei giardini di Suzhou, Fusibilia Libri, 2016